AMBIENTE

La posizione del Sindaco sulla discarica del Limoncino

L’amministrazione comunale tenta di fare chiarezza sulla complicata questione che si trascina dal 2008

i manifestanti alla discarica del Limoncino

Discarica del Limoncino: “dubbi e novità essenziali per una vicenda complicata che si trascina dal 2008 a oggi”, l’amministrazione comunale per voce del sindaco Luca Salvetti e dell’assessora Giovanna Cepparello tenta di fare chiarezza sulla questione e lo fa illustrando il contenuto del contributo tecnico istruttorio di autorizzazione integrata ambientale (AIA) nell’ambito della conferenza dei servizi del Comune di Livorno svoltasi il 30 marzo.

“Ognuno di noi ha un’idea sua e io la mia l’ho espressa – dichiara Salvetti – non sono per niente convinto, ci sono diritti acquisiti veri o presunti e i nodi di questa vicenda intricata vanno sciolti, Livorno non può vivere un confronto così pericoloso ancora a lungo con un presidio che mette a rischio l’ordine pubblico per il quale ho già relazionato al prefetto e al questore e con i camion che ormai passano anche vuoti a tutte le ore della notte, una situazione non chiara e una vicenda che va chiusa con un pronunciamento di chi deve decidere”.

Gli aspetti di competenza che sono stati valutati nell’ambito della conferenza dei servizi riguardano quattro settori: urbanistico e programmi complessi, edilizia privata e SUAP, ambiente e verde e urbanizzazioni, infrastrutture e mobilità.

La vicenda è molto intricata, quindi cerchiamo di fare chiarezza. Rispetto al punto primo preso in esame, il settore urbanistico, l’amministrazione notifica che permane il parere espresso dalle autorità nel 2008, ovvero che l’impianto di smaltimento rifiuti è stato concesso come deposito di rifiuti inerti e inorganici al fine di ripristinare a livello paesaggistico le colline e il Monte La Poggia sede della vecchia cava. Come è noto negli ultimi tempi invece, contro le direttive stabilite, la discarica ha effettuato conferimenti di rifiuti organici e non inerti. Questo l’intervento del sindaco: “nel 2008 non si parlava di rifiuti speciali, l’intento dichiarato di ripristino ambientale non è coerente con la finalità di questa discarica, adesso ci ritroviamo a parlare anche di rifiuti organici e la cosa ci preoccupa”. Per quanto riguarda il punto due, il settore edilizia privata e SUAP nella relazione viene richiesta un’indagine sui lavori effettuati: “il ripristino del verde a macchia di leopardo come è stato effettuato non è soddisfacente perché sarebbe dovuto avvenire in totalità” commenta ancora Salvetti.

 Veniamo al punto tre, il settore ambiente. “In base alle dinamiche dei cambiamenti climatici e gli eventi alluvionali degli ultimi dieci anni chiediamo una relazione adeguata sull’impatto ambientale della discarica” a intervenire stavolta è l’assessora Giovanna Ceppatello. In ultimo il punto quattro, quello che potrebbe essere decisivo, il settore urbanizzazioni, infrastrutture e mobilità, ovvero la questione della strada d’accesso alla discarica e la sua competenza. Nei documenti relativi alla conferenza dei servizi si legge che nella corte d’appello di Firenze n° 3070 del 2019 si conferma integralmente la sentenza del tribunale di Livorno n°790 del 2013 ovvero che via del Limoncino non ha natura pubblica né risulta gravata da uso pubblico. I frontisti hanno diritto dunque a regolamentarne l’uso e si inibisce la strada (si legge ancora nei documenti) ai mezzi della società Bellabarba e li condanna alla rimessa in pristino della stessa, ovvero a ripristinarla in caso di danni o variazioni. Quindi da lì i camion non potevano passare ma sono passati lo stesso.

Così il sindaco spiega il perché del mancato intervento sanzionatorio nei confronti dei mezzi di Bellabarba da parte delle autorità comunali: “occorre un giudice che dirima la questione e decida se la sentenza deve essere rispettata, perché il Comune non può intervenire in una controversia tra privati e non ha nessun titolo per far valere la sentenza”. Per questo i frontisti hanno nominato un avvocato che presenterà un’istanza affinché sia un giudice a decidere chi ha ragione. In sostanza sono i frontisti che dovranno organizzarsi se vorranno avere la possibilità di gestire in via privata la strada.

Simone Consigli

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