Un adulto mascherato da crociato a carnevale fa notizia. Perché mai?

Eppure non si tratta ne’ di un folle ne’ di un sovversivo, solo il gesto di un libero cittadino in contatto con il suo saggio ed il suo bambino interiore che desidera invitare i concittadini a riflettere

Eppure non si tratta ne’ di un folle ne’ di un sovversivo, solo il gesto di un libero cittadino in contatto con il suo saggio ed il suo bambino interiore che desidera invitare i concittadini a riflettere : “Intendo solo invitare i livornesi a riappropriarsi della propria città”.

Siamo arrivati al punto che se vediamo andare in giro di giorno un adulto mascherato nel periodo di carnevale: la prendiamo per provocazione, sopratutto poi se indossa un costume da Crociato.

“Ma Arlecchino scherzando scherzando si confessò” Si, a patto che s’intende cogliere il messaggio velato e ben lontano dall’abbracciare una crociata vera e propria.

Anzi, se si riesce a cogliere l’animo leggero e delicato di chi non vuole perdere il contatto con il proprio fanciullo interiore e sa scegliere il momento giusto per lanciare un messaggio che ha la sola ambizione di suggerire qualche riflessione alla comunità, si può comprendere l’urgenza di un cittadino il signor Fabrizio, di esprimersi in merito ad argomenti d’interesse locale, soprattutto in conseguenza ai fatti recentemente accaduti e senza appesantirli dell’umore instabile e divisorio che regna di questi tempi a livello globale.

Ecco quello che ha dichiarato:

“Intendo solo invitare i livornesi di riappropriarsi della propria città, dei propri usi, costumi, leggi e anche se non praticanti di conservare il nostro credo religioso ed il rispetto per le donne”: dice il signor Fabrizio consapevole che un adulto mascherato desta curiosità ed è proprio questo il punto, è il suo “spirito libero”, lo stesso che sente di rappresentare, da prima percorrendo San Jacopo dove sfilano le mascherine per poi terminare in piazza della Repubblica, cuore pulsante dell’internazionalità cittadina, svincolo di una città multietnica per costituzione, per sussurrare in proposito punti di vista critici ma costruttivi.

Ecco, questo signore per alcuni burlone, per altri provocatorio, incontrato in giro tra martedì e giovedì grasso vestito da crociato non è ne uno ne l’altro, o forse entrambi in misura equilibrata.

Nel tentativo di conoscere la sua causa, abbiamo appreso in una lunga conversazione che ha toccato tanti temi spiccioli ai quali un po’ tutti abbiamo smesso di fare attenzione, (da quando covid, vaccini e derivati hanno monopolizzato le argomentazioni) rendendoci arduo guardare ai fatti di cronaca anche locale, senza comunque contestualizzarli nel momento storico e senza far passare un pensiero e non apparire estremisti: che non c’è causa e nessuna crociata.

La cronaca fedele della conversazione è impossibile e senza confronto poco produttiva, tuttavia ha evidenziato ad esempio che oggi i bambini sfilano costumi lungomare invece di giocare tra loro per carnevale, come accadeva nel passato quando piazza della Repubblica ci apparteneva.

I bimbi si radunavano e non sfilavano ma giocavano, si tiravano coriandoli e stelle filanti, si correvano dietro con dispetti innocui e si divertivano; noi livornesi nati nel secolo scorso ci divertivamo in piazza della Repubblica.

Conclude il signor Fabrizio:

“La città è dei cittadini che devono essere liberi di girare a qualsiasi ora del giorno e della notte”.

Una sintesi molto riassuntiva è che la mascherata sia il gesto simbolico di uno “spirito libero” come lui stesso si definisce e come tale, essendo refrattario a qualsiasi imposizione invoca solo il rispetto, lui ne ha verso tutte le culture ed è a favore dell’accoglienza.

Ma c’è un principio da ricordare ed è il rispetto: “accoglienza non significa licenziosità”; se vieni da un altro paese, appena arrivi sei ospite e da ospite ti adegui per educazione.

Segue l’integrazione, ne’ l’emarginazione, ne’ la ghettizzazione, ma conservando le proprie origini occorre rispettare la vita e le usanze del luogo ospitante, fino a contribuire al benessere dello stesso. Noi cittadini abbiamo il dovere e il diritto di vivere la nostra città.

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