Il centenario e la bandiera rossa non sono un’occasione di marketing.

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Lenny Bottai, segretario del Partito Comunista chiamato in causa risponde sui valori fondanti del Comunismo. Di seguito il comunicato
Il centenario e la bandiera rossa non sono un'occasione di marketing.
Fotografia inviata da Lenny Bottai. Il centenario e la bandiera rossa non sono un’occasione di marketing.

Casualmente mi hanno mostrato un tristissimo intervento Edy Simonini e figlia del circolo del PD di San Marco, le quali mi citano in un maldestro e pacchiano tentativo di rivendicare la “bandiera rossa” che hanno ammainato e la storia del PCI che il loro partito ha cancellato, nell’occasione ghiotta di parlare del centenario del partito.

“Il centenario è importante per tutti” …

…dicevano….

,,, “non nel senso di rivendicare chissà cosa, come fa Lenny Bottai e il suo PC, ma per tenere alti i valori”. E quali valori? mi domando…

Scorgendo sui giornali gli eventi e i dibattiti, le iniziative alle quali non credo sia un caso non siamo stati invitati, avrei da dire un paio di cose in merito allora, visto che sono il segretario del partito comunista di Livorno (onere ed onore considerando chi mi ha preceduto) e qualcosa penso di doverla dire. Non sarà breve, ma è il centenario, data importante per la nostra storia segnata proprio nella nostra città, ringrazio quindi in anticipo per lo spazio e chi sabato sarà con noi al San Marco per dimostrare che le nostre idee sono vive.

Qualcuno era comunista il 21 gennaio del 1921 e,…

… volendo rompere con la deriva socialdemocratica del PSI, decise di staccarsi da esso assieme a quella che veniva chiamata la “frazione dei puri”, gli intransigenti che volevano seguire la spinta sovietica del ’17 che aveva portato al biennio rosso, per fondare il Partito Comunista d’Italia. Qualcuno era comunista durante la resistenza, ed ha pagato a caro prezzo perché esserlo determinava stare in prima linea e pagare con la morte in caso di cattura.

Comunista quel qualcuno rimase anche nel dopoguerra, guardando alle esperienze che arrivavano da est come un faro di diritti e giustizia, grazie al quale anche in questo paese migliorarono le condizioni delle classi popolari, anche se il dominio atlantico sempre più pesante intercedeva nel governo nazionale che, mentre operava una sapiente distorsione di tutto ciò che quel modello alternativo rappresentava, permetteva democraticamente agli ex-fascisti di riciclarsi nelle istituzioni e di creare organizzazioni segrete come la Gladio, il cui scopo era impedire al paese di andare in una certa direzione anche se ciò fosse avvenuto democraticamente.

Qualcuno iniziava ad essere meno comunista negli anni ’80, quando il Partito Comunista più forte d’Europa, nonostante primo partito in assoluto in Italia, decise di tornare man a mano sui passi della linea che aveva portato alla scissione del ’21, motivo per il quale – paradossalmente – quel partito nacque. Iniziò così una deriva continua, che attraverso l”’ombrello della NATO”, gli accordi con le forze reazionarie, gli ammicchi ai socialisti ed alle <<masse d’ispirazione cattolica>>, distrusse il partito da dentro.

Qualcuno quindi non fu più ufficialmente comunista dalla Bolognina in poi,…

… creando i “mostri” in continua metamorfosi votati ad un progressismo (verso destra) che ha portato alla distruzione dei diritti sociali conquistati in anni di lotte: alla creazione del precariato, alla svendita della sanità e della scuola pubblica, del diritto ad abitare, tutto ciò fino a veder tutte queste necessità diventare mercato, sostituendo il potere finanziario privato, dei monopoli, al bene pubblico.

E così, man a mano, quel qualcuno ha svenduto la sovranità popolare promessa nella costituzione alla trojka europea, governata da grassi e ricchi banchieri e sostenuta da milioni di lavoratori e disoccupati senza diritti. Qualcuno era comunista nonostante tutto in città negli anni 2000 allo stadio, ultimo grande focolaio giovanile cittadino di idee, ma veniva continuamente tacciato di “estremismo” proprio da questa sinistra, mettendo in discussione continuamente i riferimenti e i simboli che ogni 21 gennaio, tra il silenzio totale, noi continuavamo a commemorare.

Fino allo scorso anno quindi nessuno di questi era più comunista, …

…ne siamo sicuri, tutti avevano dimenticato le ragioni della nascita del PCd’I e quando apparivamo con il nostro simbolo, lo stesso che tutti questi signori hanno voluto cancellare, ci dicevano che eravamo fuori dal tempo, anche se in gran parte, giovani, anche se le ingiustizie si moltiplicavano, anche se concentrazione di ricchezza e potere si facevano sempre maggiori nelle mani di pochi e le conquiste ottenute dalle lotte sociali, guidate proprio dai comunisti dal dopoguerra in poi, andavano man a mano cancellandosi grazie a questa sinistra che rinnegava ed infangava il comunismo più di quanto non lo avesse mai fatto la destra.

Siamo arrivati così al 2021 oggi da comunisti, noi che sosteniamo quelle esperienze non allineate nel mondo (Cuba in primis, ma anche Venezuela e Cina), denigrate dagli stessi partiti di sinistra schiavi delle letture imperialiste. Siamo comunisti in questo piccolo partito in crescita, nato per rimanere saldamente legato a quell’idea di trasformazione della società nato al San Marco, rivendicando luci ed ombre della nostra storia senza porre alcun veto di qualche figura storica per compiacere la lettura borghese, ed oggi – improvvisamente – vediamo tornare tutti comunisti.

Si, perché il centenario del partito che hanno distrutto o ignorato, …

…oppure al quale non sono mai stati iscritti, che non hanno mai sostenuto, è oggi occasione ghiotta per ritagliarsi uno spazio che non gli appartiene, ne parla perfino chi come il Presidente della Regione Giani comunista non lo è mai stato (semmai socialista, appunto), oppure il consigliere Gazzetti che non si ricorda in nessuna piazza con una bandiera rossa in mano, ed hanno trovato casa proprio nel partito che il PCI lo ha cancellato. Quel partito che -ricordiamolo- in sede europea ha votato all’unanimità “l’equiparazione tra comunismo e nazismo”. E’ una kermesse ipocrita di persone che, evidentemente, o non hanno mai aperto un libro e letto gli interventi del Congresso del PSI del Goldoni, con i quali probabilmente erano molto più in accordo, ma soprattutto non hanno mai letto quelli del San Marco, occasione in cui il PCd’I nacque con una linea chiara ad oggi tradita da tanti, ma non da noi.

Noi che ancora siamo comunisti e lo rivendichiamo,…

… senza se e senza ma, a prescindere dal centenario, perché intorno a noi ci sono innumerevoli ragioni per esserlo ancora, per noi oggi come ieri.

Lenny Bottai – Segretario Partito Comunista Livorno.

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