Il mondo del vino trema vendite in calo del 90%

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Coronavirus, vino toscano: vendite giù del 90% a marzo. “A rischio la stabilità dei lavoratori nel territorio livornese”

Photo by @vitoc
I vigneti di Nugola

Il mondo del vino trema: vendite in calo del 90%. Nella prima metà del mese di marzo, le vendite di vino toscano attraverso i canali diversi dalla grande distribuzione (quelli che riforniscono bar, ristoranti, alberghi, catering) hanno subito un calo del 90%. E gli agricoltori lanciano una proposta choc sul mondo del vino che trema con vendite in calo del 90%: “Pronti a dare vino in pegno, in cambio di finanziamenti”.

Il dato drammatico sulle vendite del vino arriva anche dall’ultima rilevazione Nielsen. Nella grande distribuzione organizzata, il vino ha subìto un calo di vendite del 20%: ma quello dei supermercati è un canale distributivo che pesa soltanto il 30% per il vino toscano, venduto per il 70% attraverso canali diretti e Horeca.

I lavoratori livornesi in attesa della Cassa Integrazione in Deroga

I 3/4 dei dipendenti del settore impiegato nelle vigne non lavora, è in attesa della Cassa Integrazione in Deroga. Si procede con una minima parte di presenza per attività indefferibili e alcune aziende cercano di fare una minima rotazione di rientri . La burocrazia per l’allestimento della procedura per la Cassa Integrazione è complessa.

Attraverso Confagricoltura la stima delle giornate lavorate

Attraverso Confagricoltura, la Regione Toscana, richiede la stima delle giornate lavorate al 30 giugno 2020. La speranza delle aziende è di ripartire a maggio a pieno regime per non compromettere le produzioni.

Presidente Confagricoltura Francesco Colpizzi: “Disastro del settore”

Il risultato è il disastro del settore, come denuncia Francesco Colpizzi, presidente della Federazione Vitivinicola di Confagricoltura Toscana: “Rischiamo il collasso ben prima di altri settori del comparto agricolo legato a generi di prima necessità. Sono chiuse le vendite dirette nelle fattorie, i ristoranti, gli alberghi ed i winebar.

Azzerati ricavi da attività turistico-recettive

“Se poi teniamo conto del fatto che le aziende vitivinicole per il proprio business contano anche sulle attività turistico-ricettive fonte di ricavi oggi azzerati, è chiaro che oltre alla chiusura di migliaia di aziende e alla perdita di migliaia di posti di lavoro, rischiamo anche l’abbandono e il degrado delle campagne, con ricadute deteriori in termini sociali e ambientali”.

Serve liquidità per proteggere imprese ed occupazione

“Non vogliamo abdicare al nostro ruolo e non vogliamo abbandonare i campi, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di poterlo fare – prosegue Colpizzi -. La priorità è una sola: serve liquidità per proteggere le imprese, per proteggere il livello e la qualità occupazionale. Non possiamo fermarci, anche se le nostre vendite sono prossime allo zero: nei vigneti la ripresa vegetativa è imminente e richiede interventi, il vino nelle cantine è un prodotto biologicamente vivo che ha bisogno di cure quotidiane. I provvedimenti adottati dal Governo sono del tutto insufficienti. Per questo abbiamo avanzato sia alla Regione Toscana che alle istituzioni nazionali una serie di proposte”.

Confagricoltura chiede una moratoria di 24 mesi

Confagricoltura chiede una moratoria di almeno 24 mesi sulle operazioni a lungo, medio e breve termine; oltre che una nuova finanza pari ad almeno la metà del volume di affari realizzato l’anno scorso, attraverso mutui trentennali garantiti dallo Stati e finanziamenti a 12/60 mesi assistiti dalla garanzia del vino dato in pegno.

Anche lo strumento della Vendemmia Verde

Serve anche lo strumento della Vendemmia Verde, secondo Confagricoltura, per eliminare tra maggio e giugno parte dei grappoli e contenere la prossima vendemmia per calmierare gli squilibri di mercato; senza escludere la distillazione facoltativa anche per produrre alcol utile in questo momento a fini sanitari.

Il varo di un “Piano strategico di sostegno”

Sarà infine necessario, spiega l’associazione degli agricoltori toscani, il varo di un “Piano Strategico di sostegno all’export vitivinicolo toscano” articolato su missioni di settore, piani di comunicazione integrata, sui mercati consolidati ed emergenti con previsione di misure straordinarie promozionali e di sostegno alla domanda di vino sia per il mercato estero che interno.

La filiera nazionale del vino ha scritto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova

Intanto, la filiera nazionale del vino – che unisce Confagricoltura, Cia, Alleanza delle Cooperative Italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi – ha nuovamente scritto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, proponendo quattro azioni concrete per fronteggiare la crisi, dopo le richieste economiche e fiscali già avanzate: uso dell’alcol di emergenza, distillazione controllata, vendemmia verde e ammasso privato per una parte del quantitativo in giacenza. Le vigne continuano a crescere rigogliose, le aziende hanno bisogno di risposte.


I numeri del vino toscano:

    23.000 aziende viticole che articolano la propria produzione e vinificazione attraverso:

    60.000 ettari coltivati a vigneto di cui:

a) 55.000 ettari ( pari al 92%) coltivato per la produzione di vini doc e docg

b) 27.000 ettari totalmente rinnovati negli ultimi anni grazie anche ai fondi OCM

    Produzione media 2,6 milioni ettolitri

    8.200 cantine di cui 17 cantine cooperative

    58 Denominazioni ed Indicazioni Geografiche, di cui

a) 11 vini DOCG (Morellino, Vernaccia, Nobile di Montepulciano, Chianti Classico, Chianti, Brunello….)

b) 41 vini DOC (Bolgheri, Pomino, Vinsanto, Monteregio, Rosso di Montalcino, Montecucco, Maremma….)

c) 6 vini IGT (Toscano, Costa Toscana ecc)

    una cifra di affari “ex fabrica” di oltre € 950.000.000,

    esportazioni di € 520.000.000 rappresentando, in valore, il 29% dell”export nazionale di vini “fermi”,

    un’occupazione nella filiera di 93.000 addetti.

Collaborazione grafica, impianto articolo: Vito Capogna

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