Reddito di Cittadinanza: un bilancio del primo anno di gestione

I dati disponibili tra risultati, stime, attese e riserve

Foto di Stefano Lemmi

Dibattito sul Reddito di Cittadinanza: dati, risultati , stime e attese

Livorno 1 marzo 2020- Si è svolto in data 29 febbraio febbraio presso la Bottega del Caffè il dibattito sul Reddito di Cittadinanza organizzato dal Movimento 5Stelle di Livorno, nell’ambito della programmazione di incontri di Agorà.

A presentare l’evento, Stella Sorgente, che ha introdotto i relatori, candidati alle elezioni regionali. Alessandra Rossi, Leonardo Apolloni e Barbara Rossi hanno illustrato dati e risultati sulla gestione del primo anno di questa misura. L’esperienza adottata prosegue per il secondo anno 2020. Ma vediamo le stime e le criticità emerse dal confronto politico.

Il Movimento 5 Stelle ha espresso un certo entusiasmo per gli esiti ottenuti nel primo anno di attuazione del reddito di cittadinanza che, a suo dire, avrebbe ridotto del 60% il numero delle persone in condizione di povertà assoluta in Italia.

Metodologia utilizzata per elaborare i numeri, e confortare le affermazioni

Un tentativo di chiarire il loro significato è stato effettuato sul blog del Movimento 5 Stelle. Secondo il quale tale risultato si otterrebbe calcolando il numero delle persone beneficiarie comunicate dall’INPS sulla base delle domande accolte entro il mese di novembre 2019 – 2,451 milioni nell’ambito di 1,066 milioni di nuclei familiari, con le persone in condizioni di povertà assoluta stimate dall’Istat per l’anno 2018, circa 5 milioni, e dopo aver sottratto dalle stime dell’Istituto di statistica nazionale circa1 milioni di persone appartenenti a nuclei con un patrimonio superiore a quello previsto dai requisiti stabiliti dalla legge per beneficiare dei sussidi del Reddito di Cittadinanza.  

Cerchiamo di comprendere, con l’ausilio dei dati resi disponibili da Istat, INPS e Anpal, l’Agenzia Nazionale che coordina gli interventi sulle politiche attive del lavoro, cosa realisticamente è avvenuto nel corso del 2019. In attesa di rapporti di monitoraggio che diano conto, con maggiori dettagli, degli esiti effettivi del provvedimento in questione.

Video by VITO CAPOGNA
@vitoc

Le rilevazioni dell’Istat e i dati sulle domande accolte per il reddito di cittadinanza 

Sulla base dei dati aggiornati dall’INPS alla data del 6 dicembre 2019 le domande pervenute all’istituto erogatore per il reddito di cittadinanza e per la pensione di cittadinanza sono 1,623 milioni tra le quali: 1,066 milioni quelle accolte, per un numero di 2,451 milioni di persone beneficiarie, 112mila quelle in lavorazione e 445mila quelle formalmente già respinte o cancellate per l’assenza di requisiti. Per un importo medio erogato di 484 euro per nucleo familiare. Tra le domande accolte 891mila riguardano i percettori del reddito di cittadinanza, per un importo medio di 522 euro, e di 219 euro per le 124mila destinate ai nuclei beneficiari delle pensioni di cittadinanza.

Questi numeri si discostano in modo significativo sia dalle recenti rilevazioni effettuate dall’Istat per l’anno 2018 (1,8 milioni di nuclei e 5 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta) sia dalle stime effettuate nella relazione statistica che ha accompagnato la gestazione parlamentare del provvedimento, redatta sulla base dei requisiti di accesso previsti nel dispositivo legislativo (1,350 milioni di nuclei e 3,5 milioni di persone coinvolte).

Ma lo scostamento più significativo riguarda l’impatto qualitativo del provvedimento. Infatti dall’Istat, nei 1,8 milioni di nuclei familiari e le 5 milioni di persone in condizione di povertà assoluta, sono compresi 567mila nuclei familiari con 1,6 milioni di persone di origine straniera (oltre il 30% sul totale delle persone potenzialmente beneficiarie) che, nell’analisi delle domande accolte dall’INPS, risultano avere un’incidenza inferiore al 10%. L’origine del sotto-dimensionamento delle domande degli stranieri regolarmente residenti in Italia è strettamente connessa a due vincoli del requisito dei 10 anni di residenza in Italia, e all’obbligo posto in capo ai richiedenti stranieri di certificare i requisiti di reddito e patrimoniali richiesti sommando i valori posseduti in Italia con quelli detenuti nei Paesi di origine. Sul primo vincolo, esposto al rischio di incostituzionalità e di violazione delle direttive europee che prevedono l’obbligo di autorizzare l’accesso ai diritti sociali almeno per i cittadini stranieri lungo-soggiornanti, pendono i pronunciamenti della magistratura. Il secondo vincolo è stato recentemente rimosso per l’evidente impossibilità di acquisire una documentazione congrua e certificata nella stragrande maggioranza dei Paesi di origine.

Tutto questo finisce per generare una serie di conseguenze sull’impatto concreto del provvedimento rispetto all’obiettivo di contrastare i livelli di povertà rilevati nelle statistiche ufficiali.

Le 911mila domande accolte per i nuclei composti da cittadini italiani rappresentano una risposta pari al 73% del fabbisogno di intervento per le famiglie autoctone. Tali dati, se associati a quelli relativi alle domande inoltrate e non accolte, 445mila, o in fase di lavorazione, 112mila, evidenziano una propensione a richiedere il Reddito di Cittadinanza da parte dei nuclei familiari italiani di gran lunga superiore a quella potenzialmente rilevata nell’indagine dell’Istat (1,250 milioni). L’effetto si ripercuote anche sulla capacità di dare risposte al segmento più debole, le 750mila famiglie povere, tra le quali 300mila, il 40%, sono di origine straniera, con a carico circa 1,3 milioni di minori.  

L’Osservatorio INPS, conferma che solo un terzo delle domande accolte, meno di 350mila, riguardano nuclei familiari con minori a carico, a fronte del 39% di quelle rivolte a singole persone. Numeri assai distanti dai fabbisogni stimati dal nostro istituto di statistica e che finiscono per aggravare l’efficacia dell’intervento verso le famiglie più intensamente esposte alla povertà assoluta, già penalizzate nel meccanismo di calcolo del sussidio introdotto con il Reddito di Cittadinanza. 

Data l’incidenza prevalente della popolazione straniera nelle regioni del Nord-Italia, la limitazione all’accesso ha comportato un notevole scostamento dei sussidi effettivamente erogati verso le regioni del Sud e delle Isole, il 62% sul totale rispetto al 45% stimato secondo gli indicatori forniti dall’Istat. E una corrispondente riduzione per le aree del Nord-Italia.

La congruità del sistema degli accertamenti preventivi e dei controlli previsti per il Reddito di Cittadinanza 

L’avvio della erogazione dei sussidi è avvenuto in assenza della attuazione dei provvedimenti finalizzati a verificare preventivamente la congruità dei requisiti dei richiedenti, in particolare con l’incrocio dei dati in possesso delle diverse amministrazioni riguardanti la residenza, i redditi, i patrimoni, e l’eventuale accesso a prestazioni e sostegni già percepiti dagli interessati presso l’insieme degli enti erogatori.

La gestazione di questi provvedimenti è ancora in itinere per la complessità delle competenze istituzionali chiamate a concorrere, per i tempi di rilascio dei pareri della autorità della privacy previsti per buona parte degli stessi e per la traduzione operativa dei dispositivi. Il provvedimento interministeriale relativo alla certificazione dei redditi e dei patrimoni posseduti dagli stranieri richiedenti nei Paesi di origine, è stato recentemente emesso con una presa d’atto della impossibilità di effettuare tali accertamenti. Un ritardo che comporterà inevitabilmente un successivo allargamento del bacino dei potenziali beneficiari.

In buona sostanza, l’esame delle domande inoltrate è stato effettuato sulla base delle autocertificazioni dei richiedenti e dei dati già disponibili presso l’INPS.  Significativo il fatto che gran parte di queste violazioni siano state accertate nell’ambito di attività ispettive mirate ad altri scopi: indagini fiscali sulle imprese o finalizzate a contrastare la malavita organizzata. Nello specifico, degli interventi mirati a verificare a posteriori la congruità dei requisiti dei beneficiari, è nota solo un’indagine campione della Guardia di Finanza, che segnalava la concreta possibilità che il 70% dei beneficiari indagati non risultasse in possesso dei requisiti previsti.

In materia I’INPS ha provveduto a comunicare che circa 52mila beneficiari hanno perso i requisiti per mantenere i sussidi, si presume per via delle dinamiche spontanee del reddito percepito dagli interessati.

I colloqui effettuati presso i centri per l’impiego

I colloqui già effettuati presso i centri per l’impiego, a detta dell’Anpal, hanno confermato la difficile condizione di occupabilità di buona parte degli interessati. I ritardi nell’avvio dei servizi di politica attiva rispetto ai tempi di erogazione dei sussidi non consentono allo stato attuale di verificare la qualità degli specifici interventi. La stessa piattaforma tecnologica finalizzata a facilitare l’incontro domanda offerta e a monitorare gli esiti delle azioni di politica attiva del lavoro non è ancora operativa. 

Verso la seconda fase con segnali che smorzano l’entusiasmo e danno ragione a riserve

I dati al momento disponibili non consentono valutazioni approfondite sulla concreta efficacia del Reddito di Cittadinanza come misura di contrasto della povertà: in attesa di maggiori indicazioni, tutti i segnali sembrano però smorzare l’entusiasmo recentemente ostentato dai suoi promotori, dando anzi ragione alle riserve da più parti espresse già nel corso dell’iter di approvazione del testo legislativo 

Fonte: ISTAT, INPS, ANPAL, BLOG 5 STELLE

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Laura Petreccia

Crescendo ho maturato un forte interesse verso l'idea di entrare nel mondo del giornalismo, per mettere a frutto le mie buone capacità di scrittura e sintesi. A tal fine ho frequentato una Scuola di Scrittura Creativa, dopo la quale ho potuto compiere le mie prime esperienze lavorative. In questo periodo di tempo ho appreso molti segreti del mestiere. Sono una persona curiosa, spinta dal desiderio di fornire sempre nuove e articoli completi e interessanti.

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