Riportiamo in questo articolo a titolo informativo una libera traduzione fatta dagli attivisti di “Cittadini in Comune per Collesalvetti” di un documento prodotto da “Zero Waste Europe” e “GAIA” per chiarire la differenza tra riciclo chimico della plastica e produzione di combustibile da plastica (cosa diversa a sua volta dall’incenerimento). Un tentativo di rispondere se la plastica tra riciclo e produzione di combustibile rappresenti veramente una soluzione nel SIN altamente inquinato di Collesalvetti-Livorno

L’impianto proposto da ENI…
…secondo quanto annunciato, rientra in questa seconda categoria “waste to fuel”, ovvero produzione di combustibile da rifiuti, per la precisione metanolo da plasmix (mix di plastiche non riciclabili meccanicamente) e CSS (Combustibile Solido Secondario).
Questo tipo di trattamento non può essere considerata una forma di “riciclo” in quanto si ricava un combustibile dai rifiuti e non nuova materia (su questo la normativa europea è molto chiara) tanto meno si può considerare ..
…“economia circolare” …
… perché la materia prima, trasformata in prodotti e poi in rifiuti viene alla fine “persa” trasformandosi in energia (metanolo che verrà aggiunto ai combustibili per autotrazione) anziché ridiventare nuovo materiale.
Va detto che lo stesso metanolo e la stessa tecnologia impiantistica potrebbero essere usati anche per produrre formaldeide da cui derivare nuova materia plastiche vergine da reinserire nel ciclo produttivo, ma questo non è economicamente sostenibile e non rientra nei piani di ENI da quanto sappiamo.
La questione è evidentemente complessa e si presta a strumentalizzazioni. Speriamo di aiutare in questo modo ad affrontare la questione in modo più articolato, superando le semplificazioni “mega-inceneritore” da un lato vs “bio-raffineria” dall’altro lato.
A Stagno non un camion, non un camino in più, no a impianti aggiuntivi, sì a bonifiche e ad una riconversione totale della raffineria come ENI ha già dimostrato sia possibile fare in altri siti industriali.
Se ENI vuole imboccare la strada dell’economia circolare, cosa di cui pensiamo sia giusto anzi urgente parlare per il futuro economico e sociale del nostro territorio, lo deve fare parlandone nei giusti termini e presentando un piano di riconversione complessivo del sito di Stagno che preveda la cessazione della lavorazione dei combustibili fossili, la vera causa di inquinamento a Stagno con le 4 milioni di tonnellate di crude oil lavorate ogni anno (il nuovo impianto di produzione di metanolo da plasmix e CSS lavorerebbe 200 mila tonnellate all’anno per dare una proporzione).
Ecco alcune Domande e Risposte dal documento ZWE e Gaia che potete trovare tradotto in forma integrale qui.
Domanda. Come viene riciclata la plastica?
Risposta. La plastica viene raccolta, smistata, lavata, macinata in scaglie, riordinata di nuovo e quindi fusa in pellet, che vengono utilizzati per creare nuovi prodotti. Questo processo si chiama “riciclaggio meccanico”. Recentemente, l’industria delle materie plastiche ha proposto l’uso di nuove tecnologie che chiamano “riciclaggio chimico”.
D. Perché è importante distinguere la produzione di nuova plastica da plasmix, da carburante derivato da plastica?
R. La ripolimerizzazione produce nuova plastica, che riduce la domanda di combustibili fossili, riducendo l’impatto ambientale della produzione di plastica. Trasformare plastica in carburante da bruciare non fa nulla per affrontare le molte forme di inquinamento create dalla crescente produzione di plastica. L’Unione Europea ha elaborato una direttiva quadro sui rifiuti molto chiara: la produzione di combustibili da rifiuti non può essere etichettata o conteggiata come “riciclaggio”.
D. La ripolimerizzazione è economica?
R. La ripolimerizzazione richiede la raccolta di plastica post-consumo, la sua pulizia e la sua classificazione in base al tipo di polimero e agli additivi. Questo è molto costoso.
Nel frattempo, il nuovo polimero a base di gas naturale è molto economico, quindi i produttori di plastica usano polimero da estrazione anziché polimeri riciclati, aggravando ulteriormente il problema della plastica e la crisi climatica. La ripolimerizzazione è persino più costosa del riciclaggio meccanico, che fatica a trovare mercati.
D. Come si confronta la ripolimerizzazione con il riciclaggio tradizionale (meccanico)?
R. Entrambi richiedono solitamente flussi di input costituiti da un singolo tipo di plastica (polimero). Il riciclaggio meccanico generalmente riduce la plastica accorciando la lunghezza del polimero.
Ha anche problemi con additivi e contaminanti nella plastica.
La ripolimerizzazione può produrre plastica di qualità simile alla nuova plastica (vergine). È anche più tollerante nei confronti di alcuni additivi e contaminanti. Tuttavia, la ripolimerizzazione richiede molta più energia rispetto al riciclo meccanico, con conseguenti maggiori costi ed emissioni di gas serra.
D. Come dovrebbe essere regolamentato il “riciclaggio chimico”?
R. La regolazione dovrebbero chiaramente distinguere tra ripolimerizzazione e plastic-to-fuel. Il combustibile da plastica dovrebbe essere gradualmente eliminato, insieme ad altri combustibili fossili. La ripolimerizzazione non dovrebbe beneficiare di sussidi, incentivi normativi o deregolamentazione ambientale. Questi potrebbero aiutarlo a competere con attività preferibili tra cui il riciclaggio meccanico, che ha una minore impronta di CO2 e sottoprodotti tossici. Tali strutture devono essere attentamente monitorate per rilevare emissioni tossiche di gas a effetto serra, gestione dei rifiuti e degli effluenti.
D. Cosa dovremmo fare con le materie plastiche che non possono essere riciclate in sicurezza?
R. La discarica di plastica è l’opzione “male minore”; la plastica in discarica è relativamente inerte, fin quando le discariche non bruciano. L’incenerimento e la produzione di carburante da plastica sono soluzioni peggiori; rilasciano grandi quantità di gas serra e emissioni tossiche in aria.
Lo scarico aperto di plastica è problematico per altri motivi: crea microplastiche, minacce per la fauna selvatica, inquinamento dell’acqua e altro ancora. La vera soluzione è di smettere di produrre così tanta plastica, cominciando con quelle difficili da riciclare, prodotti monouso
Fonte “Cittadini in Comune per Collesalvetti”
Per leggere il documento integrale dell’articolo ” Plastica tra riciclo e produzione” andate al link https://www.cittadinincomune.info/wp-content/uploads/2019/11/domande-e-risposte-plastica-CiC.pdf?fbclid=IwAR1uqkVLQiGo1o8j7STZXwbTuYvYbpqq7MJjrMc4x7U0VwXmRfMPC9qvZgc
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